Così esordiva il grande Alberto Moravia in un suo articolo

sul Corriere molti molti anni orsono. "Romanzieri non si
diventa." ... e in qualche modo ci strizza l'occhio a noi
tutti che non vogliamo svegliarci da quel sogno che abbiamo
nel cassetto. Quel sogno che alimentiamo con un sonno
forzato. Un sonno dal quale non vorremmo mai svegliarci
perchè viverlo nel nostro intimo è un'esperienza piacevole,
unica. Sentendoci dire che romanzieri non si diventa è come
se una seconda voce ci suggerisse da lontano che romanzieri
si nasce: ergo ci sentiamo dei prescelti. Ed è così che
dobbiamo sentirci tutti noi. Dei privilegiati rispetto a
molti. Il vero sogno è proprio quello di pubblicare un
libro, un romanzo, un saggio o una raccolta di poesie. La
vera magia, più importante però, credo proprio che risieda
nel profondo del nostro intimo, in quel luogo dove
ascoltiamo quella voce che ci ispira ogni giorno, ogni
notte, quando siamo soli anche se siamo in mezzo a
centinaia di persone, in qualche stazione o nel centro di
una metropoli. Proprio li, ognuno di noi che ha deciso di
iscriversi a questo sito o altri di egual tematica e scopo,
si sente parte, se pur individualmente, di una piccola
grande élite che è quella di coloro che scrivono. Gli
artisti, siano essi musicisti (hanno questi una grande
responsabilità), o pittori o scultori, hanno un sovrumano
bisogno di comunicare quello che dentro di loro assomiglia
ad una supernova di sentimenti e di sensazioni ed emozioni.
Noi scrittori, che apparteniamo alla stessa famiglia,
assomigliamo più a degli attenti osservatori e ascoltiamo
senza dare nell'occhio per poi, con l'aiuto della nostra
personale Musa, rielaborare il tutto sotto le spoglie di
romanzi, poesie, saggi, racconti. Abbiamo dentro di noi
questa immensa energia che ci circonda e ci compenetra
ovunque ci troviamo e in qualunque momento.

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Quello strano vizio di scrivere (A. Moravia - Ted Braun)

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