Una splendida famiglia, un buon lavoro e tanti amici, in poche parole avevo tutto quello che serviva per essere felici. Ho sempre passato i miei giorni nella relativa tranquillità che la vita mi aveva riservato, certo qualche problema ho dovuto affrontarlo anch’io, ma mai niente di catastrofico o irreparabile, mi sono sempre ritenuto fortunato per questo. Poi improvvisamente, alla soglia dei cinquant’anni, è arrivato il conto. Sono sempre stato cosciente di essere in debito con il destino, ma non mi sarei mai aspettato che il prezzo potesse risultare così alto: il male dell’anima aveva bussato alla mia porta, una malattia subdola e pesante si stava impadronendo di me, una malattia che trascinandoti nel buio ti priva di ogni cosa, una malattia che si chiama depressione.

Quando “il male oscuro” decide di colpirti, lo fa a prescindere da dal tuo stato sociale, dalla tua prestanza fisica, dal tuo patrimonio, dai tuoi affetti, quando inizi una guerra contro la depressione, devi mettere in preventivo la perdita di ogni cosa, improvvisamente cominci a sentire il vuoto avvolgerti e tutto quello che hai, non conta più niente, non ha più valore, senti di aver perso addirittura l’anima. Così è stato per me: guardavo senza vedere, sentivo senza udire, tutto quello che mi circondava non lasciava alcuna traccia, ogni cosa scivolava via senza che io me ne accorgessi. Per chi non ha vissuto questa malattia è difficile capire cosa si arriva a provare, o meglio cosa non si prova più, sembra addirittura impossibile possa esistere qualcosa che arrivi a privarti dell’anima, eppure è così. Mi trovavo confinato in un tunnel buio privo d'uscita, senza più presente né futuro, la depressione mi aveva portato via tutto confinandomi in un passato ormai lontano, un passato però troppo presente per poter essere dimenticato. Di punto in bianco avevo perso ogni stimolo, ogni interesse, la vita era diventata una linea piatta priva di significato e senza emozioni. Quando si arriva a toccare il fondo, ogni cosa perde valore, la stessa vita non ha più senso e si smette di lottare, si smette di vivere, si sopravvive finché si ha la forza di farlo. Purtroppo, in alcuni momenti, si arriva anche a vedere la fine della propria vita come una liberazione, non si può neppure definire sofferenza quella provata, perché non si prova più nulla, è il vuoto totale, è come finire in un buco nero che lentamente ti inghiotte.

Uno dei problemi principali di questa malattia, è dato dal fatto che esteriormente si è quelli di sempre, non è un braccio rotto, non è una tonsillite, tutto all’esterno rimane invariato, ma dentro...dentro ti manca la voglia di vivere e quando questo accade, si arriva a pensare di commettere gesti estremi. Difficilmente si riesce a venir fuori da questa situazione con le proprie forze, certo gli affetti sono importanti, le persone che ci vogliono bene e amano sono fondamentali, ma quando si arriva a passare sopra anche a se stessi, quando non importa più nulla della propria vita, tutto passa in secondo piano. Giunti a questo punto, prima che possa accadere l'irreparabile, bisogna sforzarsi e ammettere a se stessi di dover chiedere aiuto, è fondamentale rivolgersi a professionisti che possano intervenire per porre rimedio a questo stato di "non vita". Non importa se la cura sia esclusivamente psicologia oppure si ricorra anche a un supporto farmacologico, bisogna chiedere aiuto. Non sono uno psicologo, tanto meno uno psichiatra, sono solo un uomo, un semplice operaio che ha vissuto questa malattia e con tanta forza, volontà e il giusto aiuto, è riuscito a vincerla. A causa della malattia ho perso prima l’idoneità alla mansione lavorativa e successivamente l’impiego, ma non mi sono arreso, è vero ora mi ritrovo a cinquantatre anni iscritto a un centro per l’impiego che mi possa reintegrare nel mondo del lavoro, ma non importa, non importa perché ho vinto io, ho sconfitto la malattia e questa una volta battuta, la depressione mi ha regalato un nuovo inizio, una nuova opportunità.

Non smettete mai di lottare, non arrendetevi, perché la vita va sempre vissuta fino all’ultimo come un’unica grande avventura.


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