L’ ascolto della battuta di un attore che in un commedia dice che deve andare a Salerno, mi ha fatto ritornare là con il pensiero. Ha preso con forza il mio essere e ne ha catalizzato la percezione. Immagini, voci, sonorità, ricordi, un’essenza concentrata in pochi momenti di certi miei percorsi giovanili sono ritornati a galla , alla luce, all’evidenza di un’attenzione netta, sentita, gustata, toccata in un’impalpabilità più forte di un’entità, o di una situazione tangibile, concreta. Il gioco della mia mente mi ha detto che se ritornando in quel luogo, anche per un brevissimo periodo, excursus tracciato con l’andamento della toccata e fuga, potessi per delizioso capriccio realizzato diventare etereoimmateriale e mi infilassi nelle fessure, intercapedini, spazi ridotti dei palazzi e delle case, tra via Roma e Piazza Amendola per evidenziare il piacere di un particolare, il mio spirito attuale resterebbe corroborato-appagato da soddisfazione e gioia. Ricongiungerei in tal modo, fugacemente ma con intensità, ad un presente diverso in collocazione di spazio, età e condizione, aliti vitali del passato. Poi, nel seguito dell’incantesimo, con la mia polvere umana ricomposta in un corpo fisico dotato di un paio d’ali, se volassi a perpendicolo sulla distesa d’acqua del golfo, diretto verso l’orizzonte segnato ad occidente dal promontorio di Capo d’Orso degradante al mare, la stupenda magia e la chimica sensoriale, diffuse nella situazione, darebbero ricchi frammenti d’estasi ai miei stati d’animo.

 

                                          Carlo Giarletta


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