Fogli di viaggio

     Turchia – settembre 78

 

   Alla fine del viaggio, Istanbul se ne andava con la velocità dell’auto che ci portava all’aeroporto. Le Isole dei Principi, piccolo paradiso di turismo e di week-end locale, i simpatici battelli con le sirene, le maestose moschee, il profumo sparso di fiori con prevalenza dei gelsomini, il caratteristico agglomerato urbano di Ankara, più piccola e meno famigerata ed illustre di Istanbul ma capitale per rispettare le volontà di Ataturk, il padre della patria moderna, le immagini dei caravanserragli che facevano pensare a lunghe file di uomini e cammelli, il divertimento che la natura si era preso in Cappadocia, il senso di isolamento dal resto del mondo provato a Nevsehir con le sue notti fredde, le antiche città scavate nella roccia, ex formicaio umano, l’indimenticabile Valle Rossa, color di terra/minerali nella zona di Goreme, che rifletteva stupendamente il tramonto…Questi ed altri ricordi immediati già volevano entrare prepotentemente nella stanza del passato sia pur recente. Ciò accadeva perché la voglia di ritornare in Italia, nonostante, tutto aveva il sopravvento su quella di prolungare il soggiorno. Restavano comunque il rammarico per tutte le cose che non s’erano potute vedere e che, anche per tale motivo, s’immaginavano pur bellissime ed una sottile tristezza, poiché ci toccava dare addio a dei luoghi che ci avevano ospitati. Una parte di noi stessi, della nostra vita, l’avevamo lasciata là, rimaneva sul posto con la propria impronta immateriale ed avrebbe continuato a gettare dei richiami come se avesse inteso ricongiungersi agli altri pezzi che formavano il nostro io.

                                             Carlo Giarletta


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