Sono una ragazza di 23 anni,  due anni fa ho perso un mio amico per lo stesso motivo per cui mi stavo anch'io arrendendo, sicuramente c'è chi sta tacendo e non sa come fare, ma vorrei raccontare una parte di me per aiutare chi c'è dall'altra parte di queste pagine.
Sono nata a Foggia nel 1993, i miei genitori erano proprio dei ragazzini, mia madre è la classica ragazza meridionale bruna, ha sempre curato il suo aspetto fisico, peccato che non si riesce sempre a dialogare e mio padre, bhe, lui mi assomiglia con quei occhioni scuri, anche lui ha un carattere abbastanza nervoso, ma sono due genitori bravi, anche troppo.
Dopo un anno di vita ci siamo trasferiti in un paesino in provincia di Reggio-Emilia, non si immaginavano che sarebbe cambiato tutto, più responsabilità, lontani dai propri genitori e soprattutto, si cresce e le necessità cambiano. Non ero socievole e nemmeno sapevo parlare più di tanto, i miei genitori erano troppo presi dai loro litigi per diversi motivi e come ben sapete, ognuno vuole avere ragione, peccato che poi per la ragione sono disposti a distruggere tutto.
Infatti, arrivò il giorno del divorzio, l'avevo presa come una cosa buona perchè vedere mia madre violenta nei confronti di mio padre e viceversa, mi creava confusione e a scuola si vedevano i risultati che ero impulsiva.
Mia madre chiese aiuto per me a suo fratello, cioè a mio zio e si trasferì da noi al posto di mio padre che andò da sua madre in attesa delle carte del divorzio e di un'altra sistemazione, ma il fine settimana mi veniva a trovare, a volte in lacrime, diceva che gli mancavo e che un giorno avrei capito, invece fingevo di non capire per non farlo preoccupare ancora di più.
Subito dopo si presentò il nuovo compagno di mia madre, bhe, la presi bene la sua presenza, la separazione e tutto il resto. Quest'uomo era  alto, abbastanza massiccio fisicamente, molto ironico con il suo accento romano e si occupava di farmi studiare quando mio zio era assente per lavoro.
Pian piano prese confidenza con me, se non mangiavo mi tirava per i capelli, tra cui mio padre appena glielo avevo raccontato combinò mezzo casino andando dal compagno di mia madre puntando un coltellino che si portava dietro,  mia madre per difenderlo si buttò avanti e senza farlo apposta  le tagliò il polso, ma ero terorizzata più di tutte le altre volte, mio padre mi aveva detto di restare a casa di amici, soltanto che non vedevo l'ora di vederlo per passare il nostro fine settimana assieme.
Per fortuna fini lì quel giorno, ma col passare dei giorni, in assenza di mia madre e mio zio, iniziò a chiedermi ad avere rapporti orali, ovviamente a 7 anni non sapevo che cosa fossero e come si facessero, mi prese dalla testa, ma subito dopo aver finito disse di andarci a lavare i denti per andare a dormire. Sinceramente non sapevo più a cosa pensare, credevo che fosse una cosa normale, disgustosa, ma normale, però da quel momento mi chiedeva più volte di avere rapporti orali, fino ad arrivare alla masturbazione, soltanto che mi costringeva perchè nel frattempo crescevo e capivo che erano cose che non si dovevano fare. La rabbia che provavo era infita, infatti prendevo a calci il suo cane quando rimanevo da sola nella casa di lui a Roma e nel frattempo piangevo, sapevo che anche fare male a un cagnolino era sbagliato, il fatto è che non sapevo come sfogare la rabbia.  A scuola andavo male in tutte le materie, non ci andavo quasi mai e l'inserimento nella nuova scuola a Roma era stato un trauma per me che già ero chiusa di mio e 'Ok' pensai per farmi forza, poi con la situazione a casa mi sembrava tutto impossibile, non riuscivo nemmeno a distinguere un tema da un riassunto.
Quasi tutti i giorni era la stessa storia, in più aveva il vizio delle macchinette,  non avevamo nulla da mangiare, diceva a mia madre di rubare se voleva mangiare e lei ha preferito lincenziarsi dallOviesse dove lavorava per non fare queste cose su un posto di lavoro. Ci stavo male per mia madre, ma soprattutto per il mio fratellino che era appena nato ( figlio di quest'uomo), mi faceva tenerezza.
Mia madre una volta cucinò le polpette e come al solito buttò via tutto per dispetto, perchè così viveva lui, andava avanti a fare dispetti, a colorarmi i capelli se gli chiedevo di aiutarmi a fare lo shampoo. Chi se lo sarebbe immaginato che era veramente un malato mentale. La casa era vuota, avevamo i fornelli da campeggio, un divano e un letto matrimoniale, niente armadi, tutto nei bustoni neri e nei scatoloni, pensai alla mia cameretta quanto mi mancava e nel frattempo passavo le giornate a consolare mia madre che si nascondeva dietro ai scatoloni scatoloni, perchè non poteva andare da nessuna parte se no le faceva più male se provava a lasciarlo.
Ogni tanto quest'uomo mi prendeva per andare a fare un giro in macchina con lui, mi chiedeva se volessi fare l'amore in un bosco, gli risposi:  , per fortuna mi portò a casa dopo un paio di volte che ha insistito. Intanto gli assistenti sociali venivano a fare dei controlli in casa per vedere un po' la situazione, l'acqua non era potabile a casa, non avevamo nulla e sono stata affidata a mio padre che chiese l'affidamento dato che ha notato che ero trascurata e sottopeso. Andai a vivere a Ravenna con mio padre, un'altra scuola, altre amicizie, la pazienza che mi abbandonava sempre di più , ma 'Ok' pensai di nuovo per tirarmi su.
Per fortuna con mio padre la situazione era l'opposto, ovviamente nessuno a casa sapeva di quello che accadeva tra me e il compagno di mia madre, volevo soltanto vedere i miei genitori star bene e con il tempo ho cercato di smettere di rubare, anche se rubavo caramelle non chissà che cosa, sapevo che se avevo fame o voglia di qualcosa bastava chiedere e ho fatto l'impossibile per correggermi da sola. Mio padre per me era un eroe, mi portava sulle giostre, a fare le visite, mi difendeva dai bambini più grandi che mi prendevano in giro o mi davano i calci, anche se non era bravo ci pensava sempre lui a lavarmi, a cucinare e mi stava vivcino perchè soffrivo di gastrite.
Questa volta le vacanze le dovevo andare a fare da mia madre ed era sempre la solita storia con lui che mi tirava dal braccio per fare preliminari. Gli anni passano, finalmente sto crescendo, pregavo a Dio di farmi crescere in fretta,per fortuna mia madre si trasferì dai suoi genitori a Foggia che cacciarono via il compagno e lui sparì, non voleva sapere più niente nemmeno di mio fratello, ' meglio così' abbiamo pensato a casa. Mia madre finì di pagare i debiti che le ha lasciato intestati a lei, anche se era tutto finito, io ero diventata odiosa con il mio comportamento arrogante, impulsivo, violento, offensivo e mio padre non si presentò nemmeno più ai miei colloqui, si vergognava del mio atteggiamento, di sentire le mamme lamentarsi, dei professori scioccati per le mie reazioni eccessive. Di nascosto mi tagliavo, raccontavo a casa che ho giocato col gatto, mi prendevo a pugni lasciando lividi sulle gambe e ho cercato di togliermi la vita, per fortuna che ci sono sempre stati degli angeli in carne ed ossa che mi hanno salvata dalla guerra che avevo in testa.
Alle superiori ho avuto il mio primo fidanzato, tra cui l'ho scelto nervoso quanto me sperando che mi capisse, ma le paure erano troppe e sentivo il bisogno di dirglielo, anche se ero consapevole che sarebbe finita, ma dovevo dirgli ciò che mi passava per la testa quando gli dicevo le cattiverie e non la prese bene, raccontò tutta alla preside di cui si fidava ciecamente, portandole dei miei disegni e lei chiamò mio padre e la compagna per parlare su cosa fare per questa situazione.
 Decisero di farmi fare denuncia, mio padre era dispiaciuto per non essersi accorto di nulla, la compagna di mio padre si mise a piangere, andai infatti dai carabinieri a raccontare tutto, mi sentivo in colpa per aver detto la verità al mio fidanzato e provavo anche un senso di sollievo non dover piangere tutte le notti. I processi sono lunghi, ovviamente ero seguita dalla psicologa del tribunale minorile di Reggio-Emilia, molto graziosa, sorridente, non mi sentivo a disagio, facevo disegni e rispondevo alle sue domande che venivano registrare in una telecamera, parlai anche con il giudice che nella stanza dei minori andava vestito con un jeans e camicia, non come fanno vedere nei film, infatti faceva tutto meno paura di quanto pensassi.
Sinceramente, mi sento più libera dal quel momento che ho smesso di stare zitta, sono più serena e sono molto socievole, soprattutto perchè ci tengo a trasmettere la mia esperienza per far sentire chi ha i miei stessi passi meno solo. Lo psicologo aiuta fino a un certo punto, il vero aiuto arriva da chi ci capisce per davvero, ma deve esserci chi prende l'iniziativa a reagire davanti a questa realtà, eppure, ho perso un caro amico per questo motivo e mi pento di essere rimasta chiusa in me stessa per tutto questo tempo. Capitava di convincermi che non c'erano vie d'uscite, volevo arrendermi, aspettavo qualcuno che si bruciasse per salvarmi da quell'inferno,  ma confrontarmi con chi ha vissuto altre realtà mi è servito parecchio, ora sono felice e mi sento nonostante tutto fortunata.
Ogni situazione negativa può essere trasformata in qualcosa di positivo, magari è buono aprirsi un po' senza curarsi delle critiche altrui  e trasmettere a nostra volta la morale di quello che viviamo, anche a chi si lamenta per le piccole sciocchezze. Mi sembrava impossibile uscire da quell'incubo, soprattutto fare a meno di provare rabbia su rabbia, volevo provare altri sentimenti come le ragazzine della mia età che osservavo da lontano, volevo anch'io essere un po' stupida e ironica. La vita l'ho sempre paragonata ad una favola, dove ci sono protagonisti e antagonisti che ostacolano i nostri sogni, soltanto perchè vogliono portarci nel loro buio, alla fine, però, vince il bene. Parlare è l'unica via d'uscita che abbiamo per riprenderci la nostra vita.


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