LA FILOSOFIA “UNPLUGGED” NELLA MIA CULTURA DI MUSICISTA

Chi parla di chitarra (o di chitarristi) è portato sostanzialmente a pensare che lo strumento in questione sia prevalentemente elettrico. Del resto nei video o ascoltando dischi si è portati a credere che l'equazione “chitarra + amplificatore” sia l’elemento principale e propulsivo di un brano musicale e magari con qualche distorsione. Ma non è così… o non sempre …. Non è l’icona di un falò estivo con amici intorno che canticchiano attorno al fuoco….

Anche la chitarra acustica ha il suo ruolo anche se marginale, non viene usata molto in studio o nei live ed ha un presenza essenziale, ma non per questo meno importante. Non dimentichiamoci che nel blues di decenni fa la chitarra acustica era fondamentale nell’esecuzione dei brani come “apripista” di grandi capolavori eseguiti ancor’oggi.

Nella mia attività non mi è capitato spesso di esibirmi in “unplugged” (l’unica performance importante è stata presso il Teatro Kismet di Bari nel 2006 in occasione del Controfestival), ma cerco di dedicare nel privato e quando posso il mio tempo anche per un semplice arpeggio.

Ma sia ben chiaro… suonare una chitarra acustica è tutt’altro che facile. Se si devono fare giri di accordi con un plettro in mano può essere meno complesso, articolato lo diventa in modo “fingerpicking”. Basta ascoltare chitarristi come Steve Hackett in capolavori come “Horizon’s” o l’intro di “Blood On The Rooftops” dei Genesis per comprendere che dietro tali esecuzioni c’è un lavoro incredibile di perfezionamento ed un esercizio continuo, mano buona permettendo…. O virtuosi come Django Rehinardt, baluardo della chitarra “Manouche”, fino al canadese William Elwood, artista dell’arpeggio nella combinazione tra accordi e note singole (“Dakota” è il suo brano migliore). Artisti altrettanto importanti hanno fatto dell’unplugged il loro riferimento anche se si è trattato di parentesi musicali: basti pensare ad Eric Clapton nel 1991 o addirittura i Nirvana, esempio del “grunge” più estremo, in un loro live nel 1993.

Che sia a 6 o 12 corde che si usino mute in “nylon” o “acciaio”, la chitarra acustica ha sempre il suo fascino, la purezza del suo “sound”non ha eguali in ogni altro strumento a mio avviso, e mi auguro nel futuro che si focalizzi molto l’attenzione su un discorso prevalentemente “in acustico”.

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Biografia di Dario Slowbluesman Gay

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