LA DANZA DELLE FARFALLE VESTITE

La mente sua, quella di un uomo confuso

si è liberata finalmente dal suo assillo?

Forse sì, ora non non sente più neanche il suo pesante respiro!

Un tempo invece era assorto ad ascoltare canti a lui piacevoli:

era quelle le note che preferiva e che recepiva subito,

era così, solo così che si poteva riaccendere un suo raro sorriso.

Teneva gli occhi chiusi e nella sua fantasia le vedeva davvero.

Non aveva dubbi : erano fanciulle che come farfalle

si scambiavano a passo di danza i vestiti,

che chiedevano in prestito alla natura

in un malizioso ed innocente spogliarello.

Alcune di loro amavano la tinta unica tenue

perché era di leggera postura,

altre amavano i colori forti perché più vivaci e volevano affermarsi.

Lui stropicciava gli occhi, non era possibile che le vedesse ancora:

le vedeva come creature leggere, senza peccato e fragili

che danzavano al cospetto di una natura

che non ha solo ali di vetro e insetti fastidiosi.

Ma sì certo per lui quelle erano fanciulle e non farfalle

quelle che danzavano intorno ai fiori

per poi posarsi delicate sui loro odori

come se quello fosse per loro un compito divino.

Ma erano o no farfalle in volo

dai battiti d’ali di velo trasparente?.

Nel pieno della sua confusione mentale vedeva

altri insetti che le invidiavano ed imitavano

per le loro movenze e per la grazia che manifestavano.

Stupivano per la magia dei loro colori

e per i decori delle ali che donavano grazia e felicità

a chiunque le osservasse morboso

per tentare forzate catture in spazi saturi.

Per lui era dolce vederle ballare ingenue sopra quei prati:

ma erano davvero fanciulle oppure colorate farfalle?

Nel dubbio lui tornava a tenere gli occhi chiusi ma ancora le vedeva.

Certo per lui quelle creature erano fanciulle

che arrossivano quando scorgevano occhi indiscreti

dei curiosi di turno che da lontano le osservavano bramosi

ma non perché apprezzassero la loro danza.

Lui era davvero certo che fossero fanciulle

che flettevano su i loro esili corpi l’indubbia arte

di una natura che come spighe di grano tenero,

le voleva danzanti senza direttore d’orchestra.

Per lui quella visione era comunque musica,

grazie al leggero loro volteggiare di ali eteree

in una danza ammorbidita solo da aliti di vento.

La mente di lui gioiva per quella magnifica scena:

pur poco certo se fosse realtà o fantasia

rimaneva assorto perché sempre più incantato

dalle movenze di quelle divine creature.

Le vedeva fanciulle in un ballo senza maschera

foriero solo di luminosi eventi e buone occasioni.

Lui in preda del più completo vortice dell’oblio

avrebbe voluto invitarle a venire più vicino,

per consegnargli il suo spartito, perché lo ballassero.

Senza accennargli nessuna strofa della sua musica,

cercava di allontanare da loro la volontà di alzarsi in volo

per una coreografia dalle fantasiose figure proposta altrove.

Lui quelle che erano farfalle le vedeva come fanciulle

che volteggiavano armoniche tra i colori

della natura e nell’aria pregna di purezza.

Lui preda di una estasi esistenziale,

voleva avvicinare quelle creature che credeva fanciulle

per proporgli la sua musica dallo spartito semplice

da cui avrebbero potuto trovare occasione

per nuovi passi e di nuove posture di danza.

Poteva lui davvero credere che fosse la sua la musica

a convincerle di ballare ancora?

I suoi occhi erano sempre più confusi: restare aperti o chiusi?

Ma si’che desiderava poter vedere meglio:

quelle farfalle erano ancora lì a volteggiare sinuose

con grazia e leggerezza;

muovevano l’innocenza e danzavano tra i fiori;

diventavano strumenti di musica andante

che penetrava e diffondeva serenità.

Lui però sempre confuso non ancora le distingueva:

quelle creature le vedeva una volta fanciulle, una volta farfalle

in uguale maniera e con lo stesso stupore, ma comunque le ammirava;

comunque fossero i suoi occhi, aperti oppure chiusi.

Oggi che di tempo ne è passato, comincia a vedere

meno ombre e nella sua mente, non c’è più confusione:

ora è di sollievo per lui non avvertire più nessuno stupore.

In questa nuova appagante certezza il cuore suo

ora ridonda finalmente di immensa gioia.

Con il suo stare fermo e fiero, ora lui osserva a lungo

i loro sinuosi movimenti. Non ha più dubbi:

ma sì che si convince che sono farfalle e lui sa

che andranno presto a fare altra musica

in altri concerti ed in altri fiori.

Basterebbe chiudere nuovamente gli occhi

per sentirle ancora trasformarsi in fanciulle

per incensare ancora l’aria del loro profumo.

Oggi ancora ricorda il tempo andato

quando alla sua musica senza orchestra,

toglieva le vecchie note già ascoltate

mentre le inondava di quelle dell’anima sua

che troppo aveva penato delusioni e fallimenti.

Ancora oggi ricorda che una volta credeva di ammirare

i corpi di quelle fanciulle ballare per lui una danza

che imprimeva segnali di consenso nella sua mente;

che imprimeva leggerezza al suo pensiero

grazie ai loro volteggi di creature spensierate;

che liberava la sua psiche da mille e forti dubbi.

Per lui quelle figure chiunque esse fossero state,

sia esse fanciulle sia esse farfalle,

le avrebbe sempre viste danzare leggere

anche senza luce, che non era la stessa di quella

dei suoi occhi spenti da troppo tempo.

Sia con vesti sciolte e piedi nudi, sia con ali colorate e ventaglio

quelle creature riuscivano a scaldare

il suo cuore ricco di tanti rigidi inverni.

Lui non voleva sapere se esistessero davvero quelle fanciulle

ma le aveva viste e le voleva vedere ancora.

Se quelle erano solo farfalle, non lo si confessi mai a lui

che le vorrà vedere comunque, sempre belle come fanciulle:

sempre pronte a ballare ancora una volta per lui

come in un concerto sotto un cielo di stelle

che si trasformeranno in mille comete.

Lui però nonostante questo antico assillo di pensiero

è stato sempre consapevole che c’è chi invidia quelle creature,

siano esse farfalle, siano esse fanciulle.

Sono loro che lo fanno: sono le arpie,

creature rivoltanti e malefiche

dalla magnifica chioma dal nero possente

e dai confusi e fastidiosi voli con ali di pietra

a metà tra fanciulle ed uccelli.

Sono loro che generano seduzione in cuori ingenui

sotto false spoglie di benevoli creature alate.

Lui sa che esistono, lo ha sempre saputo;

sa che sono diaboliche perché impongono

prepotenti i loro volteggi anche a chi ha le ali bruciate.

Lui sa che non sono quelle le creature deputate ad incensare

di fragranze e di profumi l’aria.

Sa che sono le farfalle le creature nobili

e sia pur nel suo dilemma interiore

preferisce ancora vederle anche fanciulle.

Lui sa che comunque esse siano,

entrambe conferiscono letizia ad una natura

che ancora ha bisogno di regalare profumi.

Lui una volta non riusciva a distinguerle

ma oggi questo non gli importa granchè.

Erano e sono entrambe poesia voluta da una natura meravigliosa.

Erano e sono entrambe coriandoli dai mille colori e volteggi

che offriranno sempre senso di libertà e di purezza

che si sprigionerà in alto nel cielo fino a toccare le stelle.

Lui ancora oggi chiede a quelle indistinte figure

di ballare e volteggiarsi nell’aria che respira

perché lo aiutino a combattere la presenza ingombrante

delle invidiose arpie che da sempre gli offuscano la mente

e gli divorano il pensiero:

sa che le arpie esistono e sono come corvi della notte

che spengono sorrisi e divorano desideri!

Lui allora prega le sue adorate creature

di non scambiarsi più i vestiti per non farlo più

confondere tra orizzonti desiderati e cruda realtà.

Oggi che di tempo ne è passato

per lui tutto appare diverso e non esistono più ombre:

ha finalmente una visione chiara

che le sue erano solo fantasie colorate

che generavano in lui confusione ma anche gioia infinita

quando non rapportate al suo scialbo quotidiano.

Ora i suoi occhi che per troppo tempo si sono smarriti

restano sempre bene spalancati sia pur tra le stanche rughe.

Però nonostante tutto questo, preferisce ancora vedere,

nel suo fantasioso immaginario, come in un teatro all’aperto

la rappresentazione di uno proprio spettacolo

che veda protagoniste indiscusse della scena

sia le farfalle nel ruolo di fanciulle che viceversa

purchè entrambe lo allietino con la musica

ballata su un proprio spartito!

I.F.











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